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Il Carrello Della Spesa

gennaio 21, 2012

A non voler mentire all’immagine riflessa, dovrei ammettere d’aver lasciato in un luogo che non ricordo, sensazioni, stati d’animo con riferimenti precisi a sapore, odore, tatto.

Non ricordo quando è accaduto, che la meccanica ha preso il sopravvento, la sorpresa ha ceduto il posto a indifferente attesa, che non è la stessa cosa d’essere pronto a tutto.

E così le parole sono murate vive nella torre cieca del torace, le sento battere contro le pareti, talvolta sbraitano, ma più lungamente sognano sterili, d’un suolo troppo calpestato per irrompere alla luce del sole.

Vorrei chiamarlo uomo, questo individuo che s’aggira furtivo con un carrello della spesa, che perde il conto e i giri, che domani non sarà come ieri, perché avrà una speranza passata sotto silenzio in meno.

Non aveva mai atteso la pioggia.
Un cactus e uno scherzo di bonsai mi reputano non diverso da loro, reclamano bevande una volta al mese e ogni due giorni, la falda acquifera che uccide i reni sulle pareti offese delle cave, e l’alito stantio di labbra scambiate di rado.

Ad essere come le cose, le cose sono più vive.

La felicità è un’insinuazione che sa rendere credibili menzogne spudorate.

Ho abbandonato il carrello della spesa, ho raggiunto la macchina, messo in moto, ho fatto il giro dell’isolato, mi sono fermato nuovamente e sono rientrato nel retto del supermercato: era ancora lì, intatto.

L’appartamento in ordine, la moka che non tradisce mai e una sigaretta col tabacco nuovo.

Avere altri interessi potrebbe essere superfluo.

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4 commenti
  1. icittadiniprimaditutto permalink

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Racconto che smuove qualcosa dentro. Mi ha colpito in particolare questo pensiero “La felicità è un’insinuazione che sa rendere credibili menzogne spudorate.”
    Complimenti, ottima scrittura!
    Un caro saluto, Annita

    • Cara Annita, innanzi tutto grazie per il tuo intervento.
      Se fondamentalmente non pensassi veramente ciò che scrivo, ne farei volentieri a meno, e probabilmente questo modo può apparire a tratti un po’ “brutale”, perchè tende ad appesantire la posizione dell’individuo, in questo caso la mia, che si fa “portatrice insana” di verità scomode per la loro spiazzante attualità. Questa dispersione soggettiva è quanto di più conclamato abbiamo ogni giorno sotto i nostri occhi, la massa è fredda e distaccata e anche le cose inanimate ci respingono quando fino a poco tempo fa eravamo convinti che la soddisfazione si celasse nell’opulenza. Ora che tutto è in bilico e l’insicurezza sta diventando la norma, nel frattempo ci siamo svuotati dentro e non sappiamo più dove trovare quell’armonia e quel senso d’unione che potrebbe darci la soluzione a questo brutto guaio. L’auspicio è sempre il medesimo: risvegliare le coscienze e tornare ad amare senza ripensamenti/sospetti il prossimo.
      Buon tutto –

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