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J.W.

dicembre 3, 2011

La roccia pendeva sulla valle prima d’eseguire la condanna.
Non teme catastrofi e mancamenti repentini.

A voi piace cogliere aerei e occasioni perdute
Ho tutto da trovare, che l’erba secca è leggera

O risalire corteccia millenaria da germinazioni renali
Fin sopra i tabernacoli in bilico su nubi mistificatorie

Occorre uno spreco temporale non indifferente
Per adattare un viso allo stampo dell’amnesia

L’acqua tornerà a scorrere soffocando in gola
Ogni serpe ruvida e anguille di presunzione

L’uscio che si lasciò attraversare dal lampo
E dalla tua intimità come cirri incupiti di tempesta

Penetrarti di veglia in orti getsemani epistassi
Febbre sollievo di mutamento rassegna spinosa

Sollevata resta sospesa nube di polvere gialla
Un finale a scelta e stanze affittate in nero

Inseparabile vigore a colmare postume nari
La solitudine è crimine punibile da lex

Questi sono gli ultimi pensieri di un uomo semplice, J.W.

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8 commenti
  1. Mi piacciono molto questi versi: “A voi piace cogliere aerei e occasioni perdute” e “Fin sopra i tabernacoli in bilico su nubi mistificatorie”. Ora permettimi di scherzare un po’, leggendo il verso “Occorre uno spreco temporale non indifferente
    Per adattare un viso allo stampo dell’amnesia”
    mi è venuta in mente l’imitazione su Nichi Vendola che ha fatto ieri sera in TV Checco Zalone e me lo sono immaginato per strada mentre uno gli si avvicina da amico dicendogli “Ehi, ciao quanto tempo che non ci si vede!” e lui che pronuncia il tuo verso (che starebbe a significare “E questo chi azz è?”). Ti mando un saluto e un sorriso, Annita

    • Ciao Annita. Ora, mi trovi un po’ impreparato sui personaggi televisivi, ma di certo il tuo intervento è coerente, dal momento che non ho volutamente rendere semplice la decodificazione di questi versi. E’ necessario talvolta scendere a compromessi con uno stato d’animo anche se non ci appartiene, se non altro per facilitare la lettura.
      La mente registra ogni particolare e probabilmente dietro ogni dimenticanza c’è un viso, qualcosa che non ci farà volgere il capo affinchè il cammino sia libero da ogni indugio, ogni ostacolo, nonostante il termine non renda giustizia.
      Ti ringrazio.

  2. tornerò a leggerti, ragazzo…

  3. L’interpretazione del pensiero di Jospeh secondo la tua percezione, rende questo per me inedito capolavoro di J. S. una curiosa fame di lettura – Immedesimarsi negli sconfinati orizzonti della mente nell’empatia di un personaggio che a tratti richiama la realtà quotidiana, restando atrocemente attuale nello scorrere degli anni. Complimenti.

  4. Per chi ricorda l’immagine di questa vecchia edizione, è già a metà dell’opera.
    J.W. è ciascuno di noi, è lo smarrimento, l’entusiasmo, l’uomo spogliato di ogni dottrina/religione, il collegamento alla terra nel suo ossessivo ri-generarsi.
    Chiaramente la coincidenza di contemporanee calamità naturali non fa altro che alimentare il mistero affascinante di cui siamo passeggeri testimoni.

    Ti invito alla lettura.
    Vi invito tutti quanti.

    Grazie –

  5. un uomo semplice, come fosse una missione.

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