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Ad occhi chiusi

aprile 30, 2011

Ci passiamo il tempo a illudere, false confessioni da elargire a giorni di sole impallidito, quando il sonno cede al desiderio e finestre non respirano.

Avrei voluto rappresentare tutto quel che pretendevi, somigliare a sogni e aspettative, senza disseminare il ricordo di prospettive al deserto.

Ci sono lacrime che lasciano quel poco che resta, un anonimo vuoto di quel che non è mai stato.

E adesso invochi la bella stagione in compagnia d’istupiditi, con obsoleti reumatismi, codici e biglietti.

Fluidità intensa, la serberemo ognuno per sé, per gli ospiti che si fermano un solo giorno, col vento caldo o per far compagnia alle prime nebbie,  per una mutazione sostanziale.

Musica tranquilla mi dimentica d’essere, aria immobile e pioggia verticale.

Non vedo fori che filtrano luce dal velo notturno.

Siamo leggeri, senza zavorre e non sappiamo ancora dove svegliarci.

Quel grosso granchio che somigliava a un cuore nero è rimasto sulla chiglia arenata.

Dalle cime rinverdite, è cambiata tutta quell’acqua cristallina nei ruscelli –

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From → racconto, ricordi

2 commenti
  1. eglepiediscalzi permalink

    Leggeri e senza zavorre
    ovunque ci svegliermo
    a incontrar noi stessi…

  2. Da dove non si riesce a tornare –

    Ti ringrazio

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