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Invito alla lettura: “Il diavolo sulle colline”

maggio 1, 2014

cesare paveseRomanzo di Cesare Pavese, opera seconda della trilogia “La bella estate” composta da quella che dà il titolo e “Tra donne sole”.
Scritto nel 1948, gode tutt’ora di fresca attualità trattando temi di velato disagio adolescenziale, differenze sociali, innamoramento, solitudine e sconfitta.
Alla luce dei fatti esposti, non è del tutto improponibile un raffronto con la letteratura beat.
L’io narrante, intimamente chiuso in sé stesso, divorato da passioni irrisolte e certa incapacità a trovare un ruolo definito, coinvolge direttamente il lettore che fin dalle prime pagine si lascia trascinare nelle scorribande notturne dei tre amici studenti, Pieretto il più istrionico, Oreste modesto figlio di contadini dalle grandi aspirazioni, fra la città di Torino e le colline intorno.
Durante una di queste uscite dal tramonto all’alba, i tre amici conoscono Poli, compagno d’infanzia di Oreste, figlio di ricchi benestanti, semincosciente nella sua auto ferma su una strada fuori città, si saprà poi, strafatto di cocaina.
Poli, dalla personalità “soffusa”, instabile eppure pressochè inerme nella passività del suo status, involontario secondo protagonista della storia, lega immediatamente con Pieretto tanto che l’incontro traccerà il percorso esistenziale dei tre per i mesi a venire.
Di lì a poco, gli amici passano una notte di bivacchi fino a mattino inoltrato con Poli e la sua donna, Rosalba, nevrotica e vessata dalla gelosia fino al punto di, una volta soli in albergo, sparare a Poli riducendolo in fin di vita.
La narrazione resta sospesa, Pieretto e Oreste vanno a trascorrere insieme le vacanze al mare e il protagonista, rimasto solo, passa i giorni al fiume a fare il bagno e cercando di legare con una donna, Teresina detta Rèsina, senza esito nonostante i primi accesi approcci.
Ad agosto gli amici si ritrovano a casa dei genitori di Oreste, in campagna sulle Langhe.
L’esperienza dona loro un senso di serenità e coesione, le belle giornate passano fra buon cibo, ottimo vino e bagni senza veli in un greto isolato, il pantano.
Nel frattempo si viene a sapere che Poli si è salvato e sta passando la convalescenza presso la tenuta di famiglia nei paraggi della casa di Oreste.
I tre decidono di andarlo a trovare: a questo punto il romanzo cambia nuovamente pelle, l’armonia si spezza, senza apparenza, dal momento in cui mettono piede nei campi incolti e inselvatichiti del ricco compagno; nella descrizione di questi luoghi che hanno smarrito la traccia dell’uomo, come una proiezione di reconditi sentimenti, Pavese ci accompagna nel gorgo ossessivo che è cornice e nucleo delle ultime fasi del romanzo.
Giunti nel giardino della villa, vengono accolti con freddezza da Gabriella, la moglie, si saprà a breve, di Poli, dando loro la consapevolezza che Rosalba era l’amante della quale solo nelle ultime facciate l’autore svelerà la tragica fine per avvelenamento.
Gabriella, bionda, enigmatica e bella al di là di ogni eccesso e bizzarro atteggiarsi, diventa catalizzatore del gruppo, tant’è che la visita di un giorno segnerà la permanenza dei tre da fine estate ad autunno avanzato.
I giorni scivolano via fra passeggiate nel grande giardino e nei boschi circostanti e nottate insonni a bere e danzare alla musica di un giradischi.
Gli amici di Poli, sapendo che la coppia vive praticamente in separazione, a parte Pieretto, si lasciano vincere dal desiderio nei riguardi di Gabriella, ma se il narratore celerà, a tratti malamente, questo invaghimento, sarà Oreste a entrare nelle simpatie della donna fino a un conclamato scomparire con lei per brevi periodi sotto gli occhi di tutti gli abitanti della casa.
La tensione sale, dal momento che Oreste è promesso sposo ad una ragazza del paese e il protagonista, con un discorso reso ambiguo da un sovrapporsi di scandalo e invidia, cerca di dissuaderlo in vano da tale sconveniente comportamento.
Poli d’altro canto sembra del tutto insensibile agli eventi, tende a isolarsi e ad accentuare gli stravizi, tanto da apparire sempre più provato fisicamente e mentalmente assente.
Pavese con maestria confonde le acque e non ci lascia intendere se Poli sia addolorato dal tradimento di Gabriella, dal momento che la sua gestualità sembra in contraddizione con l’insistenza di restare il più a lungo possibile in compagnia degli amici, e con le sue esternazioni non sempre legittime ma forti di una spiazzante, soggettiva corrente nichilista.
La vicenda trova il suo epilogo nell’ultima notte, quando gli amici milanesi di Gabriella irrompono improvvisamente nella villa portando con loro un’atmosfera di vera follia paraorgiastica, danzando, bevendo e delirando, disperdendosi nel giardino e nelle stanze.
Pieretto s’insinua nel divertimento sfrenato della situazione, Oreste, accecato d’amore, si rende conto a fatica d’essere solamente un oggetto di Gabriella, il protagonista come Poli si estrania cercando scarni contatti col prossimo e sprofondano in una sbronza colossale.
Il mattino seguente gli ospiti lasciano la villa, tutto sembra tornare alla normalità quando Poli si sente male e tossendo rigurgita sangue: Poli stesso cerca di rassicurare Gabriella e gli amici spiegando l’accesso come un attacco di epistassi, ma il sospetto di tutti è che si tratti di tisi.
La moglie organizza il trasferimento presso una clinica, salgono tutti sull’auto fatta mandare dalla famiglia e si congedano dalla coppia prima della stazione, al passaggio a livello, in un senso di gelido distacco interrotto per un istante dal sorriso di Gabriella.

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4 commenti
  1. Conosco pochissimo di Pavese e ti ringrazio di questa lettura che mi ha “colpita” davvero
    Abbraccio
    Mistral

    • Sono lieto del tuo apprezzamento, Mistral.
      E’ un autore che leggo con piacere da quasi vent’anni.
      Se mai proverai desiderio di avventurarti nei suoi romanzi, ti consiglio come primo passo, la raccolta di tutte le sue poesie, sono versi che incidono dentro, ma che su un tenore di costante malinconia, donano un senso al nostro vivere.
      Ti ringrazio.

  2. Io amo Pavese, e quindi sono di parte, ma “La bella estate” e “tra donne sole” sono due capolavori, due eccellenze! Ho analizzato diversi libri di Pavese sul mio blog, tra i quali la trilogia e “La luna e i falò”, mi farebbe piacere avere una tua opinione.

    Mara.

    • Il mio sunto è ben poca cosa rispetto i tuoi trascinanti, minimali, creativi interventi critici.
      Grazie e…ancora complimenti.

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