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Pascoli Celesti

ottobre 2, 2013

Paul_Cezanne,_The_Hanged_Man's_House,_1873

Non c’è occasione
non c’è domani

macchine girano
piove freddo e vento

non c’è novità
non c’è meraviglia

rabbia sulle masse
tediosa apatia rondini morte

non c’è tempo
non c’è possibilità

marcio cresce rigoglioso
case divorate da parassiti

non c’è cura o anestesia
non c’è sparire che serva

la stessa strada stesse ore
salutando dal finestrino infinito

non c’è musica al cuore
non c’è riparo dal fuoco

corpi di cera ammuffita
parole immaginate fra sogni

non c’è respiro puro
non c’è pienezza

stanze inquiete menzognere
anni recisi giorni sradicati

non c’è senso qualsiasi
non c’è rispetto a permanenza

soffitti piangono rugiada nera
concepiamo insetti da nascondere

non c’è fede preghiera martire
non c’è individuo numero croce

automatici asettici incapaci
senza selezione trionfo sconfitta

non c’è luce negli occhi
non c’è sorriso sincero o no

camere abbandonate in pena
fiori impagliati sangue secco

non c’è mare fiume pesce miracoloso
non c’è pane per innocenti creduloni

cielo rivoltato razziato avvelenato
sterilizzato violato e dimenticato

non c’è arma lama coltello
non c’è varco fra ossa impietose

cani cigolano aspri ad ogni spigolo
porte tengono fuori amanti e ipotermia

non c’è nessuno al bar al banco
non c’è nessuno a lastricare strade future

ferite a braccia labbra mani divine
e può accadere che l’impiccato perda la testa

alla fine dello slancio
per eccesso di zelo –

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6 commenti
  1. ma che meraviglia… letta tutta d’un fiato! grazie

  2. Molto bella la poesia e abbinata ad un quadro di Cézanne mi piace ancora di più!
    Buona domenica, Annita

    • Ti ringrazio.
      Il quadro mi sembrava adatto a esprimere un paradosso, la quieta bellezza della natura e il suo “tragico interno”, non a caso il titolo dell’opera è “La casa dell’impiccato”, e pure qualche riferimento all’inquietudine, qualche dettaglio mancante e qualcosa in più, non accettare la nostra “normale” imperfezione, e cercare o attendere ciò che ci completa.
      Chiaramente, per chi l’ha letto, gli ultimi tre versi fanno riferimento al capitolo IX contenuto in “I pascoli del cielo” di Steinbeck.

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