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REW

settembre 21, 2013

S’addormenta ebbro.
Raggiunge la vetta
dopo di lei.
Si scorrono dentro.
Le mani soffiano
come vento sulla superficie.
Uno sguardo
apre al silenzio complice.
Mette su l’ultimo cd.
Parlano fitto
di parole pensieri
intimità.

Fumano schermi scrutano
di fugaci apparenze virtuali.
Si sveglia e la prende sotto braccio.
Guardano videoclip in salotto
notte umida dolce tepore familiare.
Siedono al desco
con piatti colmi benedetti
e rosso fluente.
Arde la pira
fonde grasso e nervi e sera.
Parcheggia in cortile
raccolgono sacchi.
Due pacchi di filtri di carta.
Tre bottiglie di vino
una per sé, due per gli amici.
Acqua e carbone.
Spese inutili ma necessarie.
Al cimitero delle auto esotiche.
Un caffè in corriera.
La paglia e la prima tazzina.
Pasta e gelato.
La mia bambina che si avvia
verso casa, senza vedermi
all’uscita della scuola.
Futuro immediato
su pista ciclabile cellulare.
Risveglio di sogni troppo
antichi per riproduzione fedele.
Un racconto seduto sul cesso
al mattino presto.
Il bacio sulla guancia
prima di affidarsi
alla presunta sapienza scolastica.
Colazione confusione
il te e me ammollo coi biscotti.
Placida sveglia
sole soffia su residue
foschie notturne.
Luna è luce accecante
o giorno concesso
su piatto d’argento –

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