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Quasi Domenica

settembre 14, 2013

 

 

 

 

 

 

 

La schiena dei monti
come un cavallo sdraiato
sotto il velo celeste,
rifletteva luce nera
da un mezzo bicchiere
di rosso, e tutt’intorno
risate di bambini,
anziani silenziosi seduti
sulle panchine adiacenti
vecchi muri, ho aperto
una porta di legno
che aveva da dire molto più
di qualunque storia antica,
un odore stantio, mille passi fa,
m’ha assalito al naso,
chiaroscuri di presenze,
tragiche, passionali, esiliate.

Sapevano le chiome
dei noci, sapevano e bene,
mio nonno esumava patate cieche
da terra di muscoli e sangue,
chi avrebbe marciato per sempre,
a testa in giù, bicicletta ferma in cantina,
ferro e ruggine da pedalare
fino al bar la domenica pomeriggio.

E mi ascoltavi il silenzio,
perché ogni parola fosse
abbastanza grande da saziare
il mondo, immaginare là fuori,
guarito d’ogni male, gl’imperi
lasciati in malora, miniere svuotate,
pelle tesa a risuonare allarmi,
respiro dilatato al trionfo del finale –

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