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Appena Fuori

gennaio 15, 2013

Appena fuori dalla follia
dove la terra cessa d’esser violata
o è aria
o si nasconde
per un senso di sospensione
pietas di Chi
se non resta
un cubo incontaminato

Appena fuori, ed io
uomo codardo
in cornici di cristallo
e lamiera
ancorché potessi esportare
sogni per ogni formato
e/o sostanziale
quando la carreggiata
s’inclina in tensione
immerge la punta
in petrolio atmosferico
macchiato di stelle
affonda nel budello
di nubi fiaccate
dal filo invernale
aggrappate ai seni algidi
de’ colli in letargo

Paesi meditabondi
vecchie stamberghe
e curve sfumate
scoppiettano di graniglia
sotto gomma meccanica
ogni faro una torcia
ogni albero saluta
di spoglia inerzia
su rinsecchito derma

Appena fuori
da supplicare
di rivedere mai più
io, uomo ingordo
di carne e letame
con le mie cose al sicuro
contemplo di brividi
e vivace tremore
tutto quanto mi fu tolto
le bestie del bosco
i loro occhi
di giardino serrato
angeli di sacre leggende
emigrare introversi
da un ciglio all’altro
dipinti di neve
e infinito concesso
all’indecifrabile mistero –Segantini - capriolo morto

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2 commenti
  1. Gapemotivo permalink

    Non mi piace quel “ancorché” per il resto ho seguito la musicalità

  2. Ti ringrazio.
    “Ancorchè”, per scheggiare versi, come mi piace.

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