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Morte al Discount

maggio 3, 2012

Dicono che la gente che va a fare la spesa settimanale al discount sia più genuina, sincera, insomma, più viva dei borghesi da grande catena di supermercato…stronzate…

Vado al discount a fare spesa una volta a settimana e ogni volta che ho l’impressione di spendere meno perché so di avere abbastanza riserve a casa, spendo sempre come la volta precedente, forse qualche spicciolo in più: 37 euro e 80 centesimi, 37 euro e 98 centesimi…

In oltre dieci anni posso ben dire che da quarantamila lire e quattro o cinque sporte grandi ricolme, siamo passati al totale sopra descritto e due o tre sportine (riciclate da altri acquisti) neanche troppo piene data la scarsa qualità del materiale eco-sostenibile.

Da quando le possibilità si sono ridotte, è un diversivo andare a fare la spesa, riutilizzare le vecchie cinquecento lire per sganciare il carrello consumato dagli anni novanta, entrare e…sulla destra il caffè, buste economiche e gustose, da usufruire in abbondanza e senza ripensamenti nelle ore del mezzo mattino “sostenuto” dal sostegno al reddito, o quando il sabato pomeriggio, domenica muore in un soporifero riposo che dura ormai da una riprovevole assenza di prospettive per il futuro…

Buono tutto quanto, commestibile, il gusto osserva passivo la sua mutazione e rifiuta le prelibatezze griffate dai tentacoli dorati del capitalismo dorato, frutta e verdura in netto ribasso, il culto del corpo e una patetica conservazione della salute per le fasi peggiori dell’esistenza: cipolle e patate, chilogrammi e sostanza, pasta in permanente offerta speciale, sardine, vongole, funghi secchi, detersivo, biscotti anestetizzati di zuccheri, cornetti fritti al formaggio che vanno a supplire a una mancanza risalente ad epoche spensierate d’istinti, carenti di soddisfazioni, certo come ora, ma di gran lunga meno umili negli apprezzamenti di piccolezze quotidiane.

Raggiungo la cassa, il ragazzino è troppo repentino a passare gli articoli, ho insaccato poco niente e frugo per cercare il bancomat…il bancomat!? Ancora sì, davvero insolente, veramente irrispettoso delle altrui disgrazie…perché ancora posso…che ci vuole a possedere un bancomat? Solamente non porto con me contante: digito il codice e abbandono la tesserina magnetica al negozio per una settimana intera…poi ricordo, e torno a riprenderla con un po’ d’ansia, ma ci conosciamo, e so che è stata in buone mani…

Al discount si muore. È morto un bottiglione di vino rosso da un litro e mezzo, l’ho respirato mentre ascendeva al cielo in vortici di mistico trapasso, ho percepito tutta la sua angoscia e disperazione nell’atmosfera surreale di quella condizione così innaturale.

La donna distratta, sgomenta, scrutava il vetro a dissanguarsi, e non proferiva parola.

Mi ha attraversato, come una corrente diagonale, il pensiero di piegare le ginocchia, incollare i palmi al clincher e, avvicinando il viso con cautela al suolo, leccare voluttuosamente quel liquido, brindare, sbraitare, tutti quanti gli avventori insieme a me, e gridare: “Viva!” –

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12 commenti
  1. Era molto meglio quando si andava al negozietto accanto a casa, che aveva ugualmente un po’ di tutto anche se non di tantissime marche e c’era più cordialità, più condivisione con le persone.

    • E’ vero, cara Patrizia.
      Sono tempi andati, e che difficilmente riesco a ricordare, data la mia nascita in contemporanea con gl’ipermercati 😉
      Volevo semplicemente descrivere uno stato d’animo –

  2. Anch’io vado all’IN’s, gestito interamente da donne che fanno tutto e sono bravissime, una delle sedi più in ordine di tutto il Veneto…ma il bottiglione secondo me si è ribellato alla tua spesa…consiglio la birra hollandia…

    • Il bottiglione non era nella mia spesa 🙂
      Mi trovo assai bene all’In’s…ma la mia birra preferita è la Dalbergh –
      Ti ringrazio

  3. vincenza63 permalink

    Io sono molto sospettosa riguardo la provenienza dei prodotti dei discount. Leggo le etichette dei freschi e molti, moltissimi provengono da Germania e Repubblica Ceca. Ma il nostro latte che fine ha fatto? Una curiosità: il vino era italiano?

    • Non importa la provenienza. Ciò che conta è la sostanza…
      Il vino è metafora d’una passione sperperata.
      Grazie per l’intervento –

  4. Mentre leggo tutto questo, mi accompagna l’immagine della città in piena estate, agosto con solo gli insetti a fare da sottofondo. Non c’entra, eppure c’è una certa desolazione di fondo, una certa solitudine, tutta in giù e tutta intorno. Sai cosa mi manca? La fantasia, l’entusiasmo e l’illusione, perché no? di poter tutto, senza conoscere sempre ogni rischio.

    • In effetti manca qualsiasi cosa possa dare un’apparenza d’umanità…l’estate solitaria somiglia alla desolazione della nostra condizione collettiva…
      “poter tutto, senza conoscere sempre ogni rischio”, condivido questo pensiero.
      Grazie –

  5. eglepiediscalzi permalink

    Al discout si muore… Quel bottiglione è incredibile!
    egle

    • Cara Egle, al discount si muore ma…è solo un divertissement, forse un riso amaro neanche tanto sommesso d’anime che hanno smarrito la contemplazione dell’infinito mistero, un modo per riempire i tempi morti, e che quel bottiglione non abbia intasato la mente di qualcuno, e magari l’abbia spinto ad esternare sentimenti alla volta del prossimo suo, o a respirare avidamente l’aria fuori da una stanza oppressa…e chissà cos’altro…
      Grazie di cuore –

  6. Ovvìa, mi sento una privilegiata a stare tra i lupi e ad avere il primo centro commerciale a 30 km 🙂

    • Sei fortunata, e magari i lupi hanno qualcosa di pregnante da trasmettere.
      E’ una vera miseria quando tempi e situazioni coniugano ossequiosa sopravvivenza quotidiana con l’unica possibilità d’interagire col prossimo in un supermercato di falsità.
      La prigione è quasi sempre uno stato d’animo.
      Mi ritengo ottimista su piccole rivoluzioni “risolutive” #

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