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Cantico delle Creature

aprile 27, 2012

Vi sapete accontentare
vorrei essere come loro
da tagliare una fetta
di silenzio e mangiare
con inferriate da pietra
con muri spessi di spugna
con gabbia toracica calcarea

Vi sapete arrendere
vorrei essere come loro
da rullare occhi perlacei
alla prima interruzione
con corpi cavernosi aridi
con calura d’ordigni
con curiosità di strazio

Vi sapete consolare
pochi denari da vendere
da pelare arti terminali
colpendo fiducia di spalle
per evitare il confronto
con morale divaricata
con sgomento di sconfitta

Vi sapete inventare
modelli di sogni a perdere
da bere come una sconcezza
attraverso crepe impermeabili
santità d’abitudinaria menzogna
mistificazione d’umanità
ripugnante pasto d’abbandono

Vi sapete perdonare
vorrei essere altrove
a rimpiangere quel che non so più
calcolando inutili congiunzioni
con colpevolezza inammissibile
con pendagli in natural simbiosi
con vezzeggiativi di sopravvissuti

Vi sapete amare
vorrei falciare messe
d’incosciente mare venoso
per una speranza nata dal contrario
con porte schiuse d’orifizi
con indomita apprensione
con motivi di contrasto a isolamento –

 

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6 commenti
  1. Ci piace! Un saluto da Vongole & Merluzzi dove abbiamo cercato a modo nostro di fare…poesia! 😉

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2012/04/28/state-scherzando-vero/

    Complimenti per il blog!

  2. Io non m’accontento e nel mio mare mi abbandono, annegando d’immenso e aspettando il momento, di essere essenza e vivere di vita pura.

    • Poesia “didascalica”, la mia, ma priva d’intenti. Selezione incomprensibile per la natura del flusso, una voce nel vuoto derubata di corpo elastico, paradosso e non-senso esistenziale…la “vita pura” mantiene le distanze da queste sabbie mobili.
      Grazie

  3. Footsie permalink

    pensa che oggi per una foto eccellente composta e illuminata come il quadro L’incredulità di San Tommaso del Caravaggio, la gente direbbe “è scura” e la scarterebbe.

    • E’ un dipinto, questo, che riconduco con certa tenerezza e incredulità ai tempi dell’infanzia, a sfogliare uno dei tanti volumi di religione e dottrina che tempestano la purezza del fanciullo, in alternanza con giochi, scoperte, pugnette e quant’altro…rammento che mi colpì nell’immaginario, questo dipinto, questo frugare così osceno nell’altrui ferita, mi suscitava un contrasto di dolore e morbosa curiosità, che tutt’ora non è del tutto scemato.
      Grazie per l’intervento –

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