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La Valle dell’Eden di J.Steinbeck (parte III)

novembre 8, 2011

Parte Quarta.

Dopo un breve periodo d’assenza, Li torna presso i Trask adducendo come causa primaria un’intollerabile solitudine.
Adam, inesperto d’affari e sognatore ingenuo, acquista una ditta che produce ghiacciaie e s’imbarca in un’impresa economica, trasferire verdura per la prima volta surgelata, su un treno attraverso il continente, ma il tentativo naufraga e con lui quasi tutto il patrimonio. Questo buco nell’acqua sarà motivo di frustrazione, soprattutto per Caleb, che tollera malvolentieri le chiacchiere e gli sfottò dei compagni di scuola, ragion per cui medita in futuro di risarcire il padre con le sue sole forze.
Aron si fidanza con Abra che diventa una presenza costante, nonostante il parere contrario dei genitori che considerano Adam un fallito.
L’ultima sezione del romanzo vedrà ampliarsi il divario fra i gemelli, soprattutto per il risentimento di Caleb, convinto non a torto di un’esclusiva predilezione da parte di Adam nei confronti del fratello, protagonista di un’eccellente carriera scolastica, bello, esteticamente molto simile alla madre e per questo possibile depositario di un inconscio affetto proveniente dal suo antico amore.
Caleb diventa un adolescente inquieto, vaga per la città di notte, s’insinua nelle sale da giuoco, beve, ed è durante una di queste solitarie scorribande che apprende che la madre non è morta e dell’attività da lei condotta. Comincia a pedinare Cathy, finchè quest’ultima non lo scopre dietro una siepe: dapprima turbata, non lo riconosce, poi trova conferma in seguito alla sua presentazione e alla fisionomia che le ricorda il viso scuro e inquietante di Charles Trask.
Dopo un nervoso scambio di parole nella stanza della madre, dove Cal esterna tutto il suo antico disprezzo, s’innesca un meccanismo che porterà al drammatico evolversi degli eventi fino all’apice del tragico finale.
Caleb, sconvolto, viene arrestato durante una retata all’interno di una bisca, passa una notte in cella e, liberato sotto cauzione, trova un solido riavvicinamento nei confronti di Adam che gli confida le peripezie giovanili che portarono anche lui in galera; il figlio gli confessa d’aver conosciuto la madre e insieme decidono di non rivelare questo terribile segreto ad Aron, allo scopo di preservarlo da una cocente delusione e per proteggere ulteriormente la sua fragilità.
Il rapporto fra Abra e Aron subisce una battuta d’arresto quando il ragazzo decide di proseguire gli studi per diventare pastore.
Aron dà gli esami scolastici un anno prima e decide di lasciare Salinas per andare a far carriera al College. Prima della partenza, Caleb, l’unico a conoscenza dei disegni fraterni, rivela al padre tutto quanto e lui, preso da febbrile eccitazione decide di premiare Aron con una grande festa e un orologio d’oro massiccio, ma la sera prima il ragazzo va a cena dal Priore e si lascia alle spalle la famiglia.
Nel frattempo in Europa scoppia la Prima Guerra Mondiale, Adam grazie ai gradi acquisiti in gioventù, lavora presso l’ufficio di reclutamento, nonostante la sua marcata sensibilità gl’impedisca di restare indifferente al numero crescente di vittime del conflitto; medita ossessivamente sul ritorno di Aron e sui festeggiamenti in suo onore.
Caleb si sente fortemente in minoranza rispetto alle grazie paterne, dapprima si propone di tornare a lavorare alla fattoria, poi si mette in affari con Will Hamilton e, lucrando sul prezzo dei fagioli secchi durante la crisi militare, accumula una piccola fortuna che si propone di regalare al padre per risarcirlo del fallimento di qualche anno prima e, come ha ben intuito Li, per “comprare” il suo affetto. Per compiere l’impresa sceglierà proprio il giorno del ritorno di Aron.

Kate si trova ad affrontare il riemergere del passato sotto le sembianze di una prostituta che aveva cacciato dalla casa e che aveva scoperto l’avvelenamento di Faye dopo aver ritrovato sepolte nel giardino le fialette usate dall’assassina. Minacciata dal ricatto, con una falsa denuncia costruita ad arte con l’aiuto della guardia del corpo Joe Valery, un ricercato che vive nell’anonimato sotto la sua protezione, riesce a far allontanare la donna. Joe a sua volta sente il desiderio d’incastrare la padrona e andarsene a vivere in un altro stato con un cospicuo gruzzolo.

Aron ritorna dal college, deluso nelle sue aspettative e desideroso di costruirsi una famiglia con Abra che in realtà non ama più se non a parole e mentendo a sé stesso.
Adam, ignaro della resa di Aron, lo accoglie a braccia aperte e finalmente tutta la famiglia si riunisce per il grande evento. Caleb rompe l’atmosfera e offre al padre la busta con i soldi, suscitando il suo immediato rifiuto e l’abominio verso quel denaro guadagnato con la speculazione. Adirato con sé stesso e accecato dalla frustrazione fugge per strada a ubriacarsi, Aron lo raggiunge e Cal lo porta a scoprire dove vive la madre che li accoglie entrambi: Aron dà in escandescenze, stende con un pugno il fratello alterato che canzonatorio lo deride sguaiatamente, e fugge disperato ad arruolarsi alle prime luci dell’alba, mentre il padre riposa ignaro di tutto, e parte immediatamente per il fronte.
Caleb torna a casa e brucia nella sua stanza sotto gli occhi di Li che tenta di farlo rinsavire, ad una ad una, tutte le banconote maledette.
Cathy, dopo quest’ultimo episodio, logorata da paranoie e da un’artrite che non le lascia un attimo di sollievo, chiama Joe Valery e gli fa capire d’aver intuito le sue cattive intenzioni, redige un testamento in cui lascia tutti gli averi al figlio Aron e si suicida con una dose letale di morfina.
Joe si riaffaccia alla stanza della padrona che prima di morire l’ha segnalato a sua insaputa come ricercato allo sceriffo; constatata la morte di Kate fruga nei cassetti e sottrae la chiave della cassetta di sicurezza, vede il testamento e lo intasca ma, al momento della fuga irrompono le guardie e soccombe in un vicolo durante il fuoco incrociato.
Adam, che nel frattempo è stato colpito da un ictus in seguito all’arruolamento di Aron, ma si sta riprendendo rapidamente grazie alle cure di Li, viene messo al corrente della fine di Cathy e del testamento ritrovato addosso a Joe.
Abra resta fortemente legata ai Trask, e in particolare a Li che designa come padre putativo; confida a un ritrovato e sereno Caleb di voler lasciare per sempre Aron e alla fine i due si mettono assieme.
Arriva il telegramma che annuncia la morte di Aron al fronte, la situazione precipita e Adam è colpito da un secondo ictus che lo sprofonda in un coma momentaneamente vigile.
Indirettamente s’è rinnovata la tragedia di Caino e Abele. Cal è lacerato dal rimorso ma in un impeto d’estremo coraggio, alla presenza di Abra e Li, si presenta al cospetto del letto di morte paterno per confessare che la causa dell’arruolamento del fratello è stato l’avergli svelato dell’esistenza della madre, mancando alla promessa di mantenere il segreto. Adam non è in grado di parlare, ma il suo sguardo stravolto e severo sembra condannare inderogabilmente il figlio.
Interviene Li in un accorato ultimo appello per il perdono del ragazzo, rinvangando il passato e i preziosi insegnamenti dell’indimenticabile Samuel Hamilton: le labbra di Adam si schiudono modulando con l’ultimo respiro la parola “Timshel”, assolvendo il figlio –

Credo che questo finale possa placare la sete bevendo nettare dalle proprie ferite.
I personaggi sono trasfigurati in tutto lo splendore della loro peculiare umanità, non c’è male abbastanza grave da offuscare il bene contenuto nell’animo umano.

***Un’appendice: l’origine di Li o “l’atroce paradosso del male al servizio del bene”.

Tratto da Cap.XXVIII parte 2
« La volete sentire davvero? »
« Solo se volete raccontarmela. »
« Cercherò di essere il più breve possibile » disse Li. « La prima cosa che ricordo è la vita in una piccola capanna buia, solo con mio padre, in mezzo a un campo di patate, e mio padre che mi raccontava la storia della mamma. Il suo dialetto era quello di Canton, ma tutte le volte che raccontava quella storia usava un bel cinese da mandarini. E va bene. Ve la racconterò…  E Li cominciò a risalire nel tempo.
« Per prima cosa debbo dirvi che quando voi costruiste le ferrovie nel West tutto il terribile lavoro di posare i binari e di saldarli tra loro fu fatto da migliaia e migliaia di cinesi. Costavano poco, lavoravano sodo, e se morivano nessuno se ne preoccupava. Erano reclutati soprattutto a Canton per­ché i cantonesi sono piccoli e forti e resistenti, e poi non sono attaccabrighe. Li assumevano con un contratto, e forse la storia di mio padre può esser considerata tipica.
« Dovete sapere che un cinese deve aver pagato tutti i suoi debiti entro il nostro Capodanno. Ogni anno riparte pulito, Se non lo fa, perde la faccia; ma non solo lui, anche la sua famiglia perde la faccia. Non ci sono scuse. »
« Non è una cattiva idea » disse Adam.
« Buona o cattiva, era così. Mio padre aveva un po’ di sfortuna. Non poteva pagare un debito. La famiglia si riunì e discusse la situazione. La nostra era una famiglia onorata. La sfortuna non era colpa di nessuno, ma il debito non pagato riguardava l’intera famiglia. Loro pagarono il debito di mio padre quindi lui doveva rimborsarli, e questo era quasi impossibile.
«C’era una cosa che facevano sempre gli arruolatori delle compagnie ferroviarie : pagavan subito una discreta somma alla firma del contratto. In questo modo acchiappavano un sacco persone che si erano indebitate. Tutto questo era ragionevole e onorevole. C’era solo un punto nero.
«Mio padre era un giovanotto sposato da poco e il suo legame con la moglie era forte e profondo e i sentimenti di lei per lui dovevano essere… travolgenti. Tuttavia, con le buone maniere, si dissero addio alla presenza dei capi della famiglia. Ho pensato spesso che le buone maniere e le cerimonie possono fare da cuscinetto quando vi si spezza il cuore.
«Quei greggi di uomini andavano a finire come animali dentro la stiva nera di una nave, e ci restavano finché non arrivavano a San Francisco sei settimane dopo. E potete immaginare che cos’erano quei buchi. La merce doveva esser consegnata in condizioni di poter lavorare e quindi non era trattata male. E poi gli uomini della mia gente hanno imparato da secoli a vivere pigiati insieme, a tenersi puliti e a mangiare in condizioni intollerabili.
«Erano in mare da una settimana quando mio padre sco­prì mia madre. Era vestita come un uomo e si era fatta anche il codino. A forza di rimanere seduta e senza parlare era riuscita a non farsi scoprire, e poi a quei tempi non si facevano nè visite né vaccinazioni. Avvicinò la sua stuoia a quella di mio padre. Non potevano parlare se non nel buio e a voce bassissima. Mio padre si arrabbiò per la sua disobbedienza, ma fu anche contento.
«Ecco come stavano le cose. Erano condannati ai lavori forzati per cinque anni. Non venne loro neppure in mente di scappare, una volta arrivati in America, perché erano gente d’onore e avevano firmato il contratto. »
Li s’interruppe. « Credevo di potervelo raccontare in quattro parole » disse. « Ma non conoscete i precedenti. Vado a prendermi un bicchier d’acqua… ne volete un po’? »
« Sì » disse Adam. « Ma c’è una cosa che non capisco. Come poteva una donna fare quel genere di lavoro? »
«Torno tra un minuto » disse Li, e andò in cucina. Portò due tazzine sottili piene d’acqua e le mise sul tavolo. Chiese: «Dunque cosa volevate sapere? ».
« Come poteva vostra madre fare un lavoro da uomini? »
Li sorrise : « Mio padre diceva che era una donna forte e io credo che una donna forte possa essere più forte di un uomo, soprattutto se è innamorata. Io credo che una donna innamorata sia quasi indistruttibile ».
Adam fece una smorfia.
Li disse : « Vedrete un giorno o l’altro, vedrete ».
« Non volevo pensar male » disse Adam. « Come posso saperlo con un’unica esperienza? Andate avanti. »
«Ci fu una cosa che mia madre non sussurrò all’orecchio di mio padre durante quell’infelice traversata. E dato chemoltissimi soffrivano terribilmente il mal di mare, nessuno si accorse delle sue condizioni. »
«Non mi direte che era incinta! » esclamò Adam.
« Lo era » disse Li. « E non voleva affliggere mio padre con altre preoccupazioni. »
« Se n’era accorta quando parti? »
« No. Mi affacciai al mondo nel momento più inopportuno. Ma la storia si fa più lunga di quanto immaginassi. »
« Be’. non potete fermarvi a questo punto » disse Adam.
« No, credo di no. A San Francisco quella fiumana di muscoli e di ossa fu rinchiusa nei carri bestiame e le locomotive li trascinarono su per i monti. Andavano a traforar le colline nelle Sierras e a scavare gallerie nei monti. Mia madre fu cacciata in un altro vagone, e mio padre non la rivide finchè non arrivarono al loro campo in un prato d’alta montagna. Era molto bello, con l’erba verde e i fiori e le montagne coperte di neve tutto intorno. E solo allora lei parlò di me a mio padre.
« Cominciarono a lavorare. I muscoli di una donna si induriscono come quelli di un uomo; mia madre poi era una donna di ferro. Lavorava sodo di pala e di piccone, e dev’essere stata una cosa durissima. E poi cominciarono a preoccuparsi terribilmente di come avrebbe fatto per avere il bambino. »
Adam disse: «Ma come? Non poteva andare dal padrone e dirgli che era una donna e che era incinta? Certamente si sarebbero presi cura di lei ».
« Vedete » disse Li « non vi ho detto ancora tutto. Per que­sto il discorso è così lungo. Loro sapevano bene come stavano le cose. Quel bestiame umano era importato solo per una cosa: per lavorare. Quando il lavoro era finito, quelli che non erano morti venivano rispediti. Si assumevano solo maschi, niente femmine. Il paese non voleva donne che facessero figli. Un uomo, una donna e un bambino cominciano a darsi d’attorno e finiscono per tirarsi su una casa con le unghie e coi denti. E poi ci vogliono gli argani per sbarbarli. Ma una turba di uomini nervosi, infuocati, irrequieti, accecati dal desiderio di donne, finiscono per andar dappertutto, e soprattutto se ne tornano poi a casa. E mia madre era la sola donna in quel branco di uomini mezzi pazzi e mezzi selvaggi. Più quegli uomini lavoravano e mangiavano e più diventavano irrequieti. Per i padroni non erano persone, ma animali capaci di diventare pericolosi se non si tenevano le briglie strette. Ora capite perché mia madre non chiese aiuto. L’avrebbero cacciata dal campo e, chissà, forse le avrebbero sparato e l’avrebbero sepolta come una vacca malata. Quindici uomini furono uccisi per qualche velleità di ribellione.
«No, loro mantenevano l’ordine nel solo modo di cui è capace la nostra povera specie umana. Noi pensiamo che ci debbano   essere  modi  migliori  ma non li impariamo  mai; sempre la frusta, la corda, e il fucile. Vorrei non aver mai incominciato a raccontarvi questa storia… »
« E perché mai? » chiese Adam.
« Mi pare di vedere il viso di mio padre quando me ne parlava. Un’antica infelicità si ripresenta viva e piena di dolore. Mentre raccontava, mio padre si doveva interrompere per riprendere il controllo di sé, e quando continuava parlava  severamente e usava parole dure e taglienti proprio come se volesse tagliarsi.
«I due cercarono di rimaner vicini dando a intendere che lei era un nipote di mio padre. I mesi passarono e fortunatamente per loro lei non aveva una gran pancia e seguitava a lavorare stringendo i denti. Mio padre poteva aiutarla poco; chiedeva scusa dicendo: “Mio nipote è giovane e ha le ossa fragili”.
Non avevano progetti. Non sapevano che fare.
«Poi mio padre fece un piano. Sarebbero scappati tra le montagne in uno di quei prati lassù in alto e là accanto a un lago avrebbero scavato una buca in terra dove poter partorire e, quando sarebbe nato il bambino e mia madre sarebbe stata bene, mio padre sarebbe tornato indietro a sottoporsi al castigo. E avrebbe firmato per altri cinque anni in riparazione della colpa di suo nipote. Per quanto quella via di scampo fosse tutt’altro che brillante, a loro sembrò tale e d’altra parte era l’unica che avessero. C’erano due condizioni perché il piano riuscisse: tutto doveva esser fatto al momento giusto ed era­no necessarie le provviste.
« I miei genitori… » Li s’interruppe sorridendo dell’uso che aveva fatto di quella parola e sentendosi così soddisfatto che volle rinforzarla « i miei cari genitori cominciarono a fare i loro preparativi. Risparmiarono parte del loro riso quotidia­no e lo nascosero sotto le stuoie. Mio padre trovò un bel pezzo di corda e si fece un amo con un pezzo di fil di ferro, perchè c’era da pescare le trote nei laghi di montagna. Smise di fumare per risparmiare i fiammiferi che venivano loro assegnati. E mia madre raccoglieva tutti gli stracci che trovava e li sfilacciava sistematicamente e poi ricucì insieme con una scheggia di legno quel sacco di stracci per farmi le pezze. Vorrei averla conosciuta. »
« Anch’io » disse Adam. « L’avete mai raccontato a Sam Hamilton? »
« No. Mai. E mi dispiace. Gli piacevano le celebrazioni dell’anima umana. Cose del genere per lui erano come un trionfo personale. »
« Spero che siano arrivati a quel lago » disse Adam.
« Lo so. Anche quando mio padre mi raccontava la storia io gli dicevo : “Arriva a quel lago – portaci mia madre – fa che non succeda più. Diciamolo solo una volta: come facesti ad arrivare al lago e a costruire una casa di rami d’abete”.
Mio padre allora diventava molto cinese. Diceva: “C’è più bellezza nella verità anche se è una bellezza spaventosa.
I cantastorie alle porte della città distorcono la vita in modo da farla apparire dolce ai pigri, agli stupidi, ai deboli, e questo non fa che rafforzare le loro infermità e non insegna nulla,
non guarisce nulla, né permette al cuore di spiccare il volo”.
« Andate avanti » disse Adam irritato.                           
Li si alzò, andò alla finestra e finì la sua storia, guardando le stelle che ammiccavano al vento di marzo.
« Un piccolo masso venne giù da una collina e ruppe una gamba a mio padre.
Gli immobilizzarono la gamba tra due stecche e gli diedero da fare un lavoro da storpi, raddrizzare i chiodi usati battendoli su un sasso con un martello. Allora a mia madre vennero le doglie del parto, prima di quanto si aspettasse; forse era per il lavoro, forse per la preoccupazione.
E gli uomini se ne accorsero e impazzirono del tutto.
La fame di uno aguzzava quella dell’altro, e un delitto cancellava quello precedente, e tutti i piccoli delitti commessi contro quei morti di fame deflagrarono in un solo crimine maniaco e gigantesco.
«Mio padre sentì urlare: “Una donna”, e capì. Tentò di correre e la gamba gli si ruppe sotto di nuovo e lui strisciò su per il pendìo accidentato verso la strada da dove venivano le grida.
«Quando fu arrivato là una cappa di dolore sembrava fosse calata sul cielo, e gli uomini di Canton stavano strisciando via per nascondersi e dimenticare d’esser potuti arrivare a quel punto. Mio padre si avvicinò a lei che era distesa sopra una pila di pietre argillose. Lei non aveva più neppure gli occhi per vedere, ma la sua bocca si moveva ancora e potè dargli le sue istruzioni. Mio padre mi tirò fuori con le unghie dalla carne a brandelli di mia madre. E lei morì nel pomeriggio su quelle pietre . »
Adam respirava affannosamente. Li continuò con una specie cantilena : « Prima di odiare quegli uomini dovete sapere il resto. Mio padre aggiungeva sempre questo: nessun bambino ha mai avuto tante cure quante me. Tutto il campo fu per me come una madre. È’ una bellezza… una paurosa bellezza. E ora buonanotte. Non posso dire più nulla ».

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2 commenti
  1. Fabrizio permalink

    Toccante. Grazie

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