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La Valle dell’Eden di J.Steinbeck (parte II)

novembre 6, 2011

All’inizio della seconda parte, Steinbeck si lascia andare a un paio di digressioni decisamente pregnanti.
Di seguito, quella che ho trovato più degna di nota, attuale e abbastanza esplicativa da non dover aggiungere ulteriori commenti.

“Qualche volta una specie di gloria illumina lo spirito di un uomo. Succede quasi a tutti. Lo si può sentir venire su o prepararsi come il detonatore che sta per dar fuoco alla dinamite. E’ un sentimento nello stomaco, un piacere dei nervi, degli avambracci. La pelle gusta l’aria e ogni respiro profondo è dolce. I suoi inizi danno il piacere di un bello sbadiglio aperto; balena nel cervello e tutto il mondo se ne accende davanti agli occhi. Uno può aver vissuto tutta la vita nel grigiore, e la sua terra e i suoi alberi possono essere cupi e bui. Gli avvenimenti, anche quelli importanti, possono esserglisi affollati intorno pallidi e senza volto. E poi la gloria e un canto di grillo gli accarezza le orecchie, l’odore della terra gli sale osannante alle narici, e la luce variegata sotto un albero gli allieta gli occhi. Allora l’uomo si riversa all’esterno, come un torrente, eppure non sminuisce se stesso. E io credo che l’importanza di un uomo nel mondo possa esser misurata dalla qualità e dal numero delle sue glorie. È qualcosa di solitario ma ci mette in rapporto con il mondo. È madre di ogni creatività, e separa ogni uomo dagli altri.
Non so come sarà negli anni che verranno. Nel mondo si stanno verificando cambiamenti mostruosi, ci sono forze che plasmano un futuro di cui non conosciamo il volto. Alcune di queste forze ci sembrano cattive, forse non in se stesse ma perché la loro tendenza è di eliminare altre cose che per noi sono buone. È vero che due uomini possono alzare una ­pietra più grossa che non un solo uomo. Un gruppo di persone può costruire un’automobile più presto e meglio di un uomo solo, e il pane che esce da un grosso stabilimento è più uniforme e a buon mercato. Quando il nostro cibo, e vestiario e le case dove abitiamo nascono nella complicazione della produzione di massa, un tale metodo è destinato a inserirsi nel nostro modo di pensare e a eliminare ogni altro. Nella nostra epoca la produzione di massa o collettiva ha fatto il suo ingresso nel regno dell’economia, della politica, perfino della religione, e alcune nazioni hanno sostituito l’idea della collettività a quella di Dio. Questo è il pericolo, nella mia epoca. C’è una grande tensione nel mondo, verso un punto di rottura, e gli uomini sono infelici e confusi. In un’epoca simile, mi sembra naturale e buono pormi queste domande. In che cosa credo? Per che cosa e contro che cosa devo combattere?
La nostra specie è la sola specie creativa, e ha un solo strumento creativo, la mente e lo spirito individuale dell’uomo. Niente    è mai stato creato da due uomini. Non ci sono buone collaborazioni, sia in musica sia in arte, o in poesia, in matematica, in filosofia. Una volta che abbia avuto luogo il miracolo della creazione, il gruppo può edificare ed estendere, ma il gruppo non inventa mai nulla. La cosa preziosa giace nello spirito individuale dell’uomo. E ora le forze spiegate intorno al concetto di gruppo hanno dichiarato una guerra di sterminazione alla cosa preziosa, allo spirito dell’uomo. Per mezzo di diffamazioni, affamandolo, con le repressioni, la direzione forzata e i possenti colpi di martello del condizionamento, lo spirito libero e vagabondo è continuamente inseguito, impastoiato, attutito, narcotizzato. La nostra specie sembra essersi messa sulla triste via del suicidio.
E io credo in questo : che lo spirito individuale liberamente esplorante sia la cosa più preziosa del mondo. È per questo che io vorrei combattere: la libertà per lo spirito di prendere, senza costrizioni, la direzione che desidera. E contro questo io devo lottare; ogni idea, religione o governo che limita o distrugge l’individuo. Questo è ciò che sono e per questo io sono. Io posso capire perché un sistema costruito in base a un modello debba cercar di distruggere lo spirito libero, perché quello è una cosa che per sola forza di analisi può distruggere quel sistema stesso. Lo capisco benissimo, e mi ribello a questo e lotterò contro per difendere e conservare la sola cosa che ci differenzia dagli animali che non creano. Se la gloria può essere uccisa, allora siamo perduti. (Cap.XIII Parte 2)

Giunto a Salinas, Adam scopre che Cathy è incinta. Porterà a termine lo stato interessante come un martirio, dal momento che sotto le minacce del medico, dopo un maldestro tentativo d’aborto, non potrà fare diversamente.
Adam è offuscato da incommensurabile felicità, nonostante la compagna reagisca con estrema sufficienza ai suoi slanci, non se ne rende conto, comincia ad ambientarsi e a interagire con gli abitanti e, cercando qualcuno esperto di quelle terre, per scegliere un luogo ove stabilirsi definitivamente, si affida e fa conoscenza con Samuel Hamilton.
Samuel è un bello e vigoroso irlandese occhi azzurri e pelo rosso, che aveva lasciato le sua patria molto giovane e s’era fermato con la moglie nel selvaggio Salinas. Uomo creativo e d’inesauribili risorse, nonostante avesse colonizzato uno dei siti più ostili per scarsità d’acqua, aveva fama di rabdomante, esperto agricoltore capace di sfamare una famiglia numerosa come poi sarebbe stata la sua, senza tralasciare il dettaglio non meno rilevante, un fantasioso inventore. La moglie Liza al contrario è una donna con i piedi per terra, molto devota all’unica certezza della sua presenza nel mondo, Dio e la Bibbia, tant’è che il nostro doveva cercare di nascondere con mille sotterfugi anche una sola bottiglia di whisky condivisa con gli amici, essendo uno degli abitanti più ben voluti dalla comunità, spesso era circondato da affetto e sincera riconoscenza.
Adam acquista una sontuosa abitazione circondata da parecchi ettari di terreno, cerca l’acqua con Samuel e insieme progettano restauri e migliorie  su tutta l’area; nel frattempo assume un domestico, un cinese del Canton immigrato di nome Li, personalità fondamentale lungo il dipanarsi dell’intera vicenda.
La gravidanza di Cathy giunge alla sua naturale conclusione, alla rottura delle acque Samuel accorre ad aiutare i vicini e apprende a sue spese le qualità peggiori della sua assistita quando con un morso gli lacera la carne della mano: vengono alla luce due gemelli.
Nei giorni seguenti, finalmente libera del suo fardello, Cathy dichiara la sua indipendenza a un costernato Adam che prova invano a dissuaderla: lei estrae una pistola, lo ferisce alla spalla con un colpo e lo abbandona disteso sul pavimento del talamo nuziale.
Adam, sopraffatto dal dolore, fa interrompere tutti i lavori in corso e si chiude in sé stesso; trascorre un anno intero in quello stato catatonico, mentre Li si prende cura dei gemelli, nati in perfetta salute, ma completamente diversi essendo stati generati da due ovuli distinti.
Samuel Hamilton non riesce a darsi pace per la situazione venuta a crearsi in casa Trask, finchè un giorno non decide di andare a trovarlo per cercare una soluzione, con le buone o con le cattive. L’uomo prevedibilmente non reagisce agli stimoli e Samuel comincia ad assestargli pugni fino a quando Adam medesimo non gli chiede una mano per rialzarsi da terra, lo ringrazia e lo invita a bere qualcosa al tavolo in compagnia del buon Li che, visto l’evolversi finalmente positivo degli eventi, offre ai presenti la sua preziosa bevanda a base d’assenzio, dal sapore di mele marce, il “ng-ka-py”.
I tre amici, inebriati dalla sostanza e dalla gioia per la presa di coscienza di Adam, s’inoltrano in un fitto scambio d’impressioni che li porterà a battezzare i due pargoli ancora privi di nome.
Samuel esordisce citando i biblici dei primogeniti di Adamo: Caino e Abele.
Senza dubbio ci troviamo dinanzi un punto cruciale della storia, perché i figli di Adam porteranno con loro un presagio che avrà modo di manifestarsi nel futuro delle loro esistenze.
Dopo il risoluto rifiuto del padre e un mare di parole, il bambino moro si chiamerà Caleb, quello biondo Aron. Samuel risale sul suo cavallo Doxology e, sollevato, fa ritorno da Liza.

Parte terza.
Da quel giorno passano undici anni, Samuel Hamilton invecchia e, con uno stratagemma a fin di bene, i figli decidono di prendersi cura di lui per il tempo che gli resta ospitandolo con la madre a turno nel vicino centro cittadino, punto nevralgico dello sviluppo commerciale e industriale d’inizio Novecento, dove si sono gradualmente stabiliti.
Prima di lasciare la fattoria in cura all’unico figlio rimasto Tom, Samuel scende a salutare per l’ultima volta, fra gli altri, i cari amici Adam e il fido Li.
I tre si riuniscono in compagnia dei vivaci gemelli Trask a pranzare, bere e discorrere animatamente al desco famigliare. Li approfitta dell’occasione per recuperare la discussione d’un decennio prima relativa al capitolo quarto della Genesi, il marchio del grave peccato portato da Caino e nello specifico un’interpretazione delle Sacre Scritture:

“ La mano di Li tremava mentre riempiva le sottili tazzine. Bevve la sua d’un fiato. -Ma non vedete?- esclamò. -La traduzione americana della Bibbia ordina agli uomini di  trionfare sul peccato, e il peccato si può chiamare ignoranza. La traduzione del re Giacomo fa una promessa con quel “tu avrai”, intendendo che gli uomini trionferanno sicuramente del peccato. Ma la parola ebraica, la parola timshel “tu puoi” implica una scelta. Potrebbe essere la parola più importante del mondo. Significa che la via è aperta. Rimette tutto all’uomo. (…) Orbene, ci sono molti milioni nelle loro sette e nelle loro chiese che sentono l’ordine: “Abbi”, e accentuano il fattore obbedienza. E ci sono milioni, anche più di quegli altri che avvertono un senso di predestinazione in “tu avrai”. Niente di quanto possano fare può influire su quel che sarà. Invece “tu puoi”! Diamine, questo sì che fa grande un uomo e gli dà la statura degli dèi, perché, nella sua debolezza e nella sua bassezza e dopo l’assassinio del fratello, tutt’ora egli ha la grande scelta. Può scegliere la sua strada, percorrerla lottando, e vincere. (…) Non ho nessuna inclinazione per gli dèi. Ma c’è in me un nuovo amore per quel fulgido strumento che è l’anima umana. È una cosa splendida e unica nell’universo. È sempre assalita e mai distrutta perché Tu puoi”. (Cap.XXIV parte 2)
Che altro aggiungere allo spessore inarrivabile di queste parole?

Nel frattempo Cathy non s’è allontanata troppo, cambia il nome in Kate e, dopo l’attentato al marito, comincia a lavorare in una delle tre principali case chiuse di King City, la più prestigiosa.
Il trucco è sempre lo stesso, conquista la fiducia della matrona Faye e, diventata la prediletta, dietro sua insistenza, lascia il ruolo di prostituta e viene citata nel testamento come erede universale dell’attività e di tutti i profitti accumulati.
Kate approfitta dell’illimitata buona fede di Faye e l’avvelena lentamente a sua insaputa.
Samuel Hamilton si spegne serenamente. Colpito dalla notizia, Adam accorre per partecipare alle esequie. Dopo il funerale si ubriaca senza ritegno e, venuto a conoscenza della posizione di Cathy, decide di farle visita. Ha luogo un confronto ad alta tensione fra i due coniugi che vede uscire trionfante Adam, finalmente redento da dolore, disonore e nostalgia. La freddezza del marito indispone Kate che si sente miseramente rifiutata quando l’ex compagno la respinge in una estrema offerta del suo stesso corpo. Accecata dal livore e dall’alcol insinua in lui, ma senza il risultato sperato, il dubbio che i due gemelli siano figli del fratello Charles.
Adam prova a  consolidare i legami con i figli, e scrive una lettera a Charles col desiderio di rivederlo, riappacificarsi e confidarsi con lui dei grandi accadimenti avvenuti nella sua vita ma, con sommo sgomento, un telegramma dello studio legale che lo aveva cercato in vano per mesi lo avvisa della morte del fratellastro e che ne ha ereditato il patrimonio da dividere in parti eque con chi? Con Cathy.

I tempi cambiano, fanno la loro comparsa le prime automobili, Adam non perde occasione per stare al passo e acquista presso Will Hamilton, figlio di Samuel esperto d’affari, una Ford, meraviglia e imbarazzo per la goffaggine con cui i Trask cercano d’apprenderne l’uso.
Il capitolo XXVII si apre con i gemelli Trask intenti alla caccia: Caleb cattura con arco e frecce una lepre; protettivo verso Aron, nonostante alcuni episodi di sopraffazione, tende a prendersi cura di lui, a valorizzare lo spirito pratico di cui è del tutto privo e gli concede agli occhi paterni il merito d’aver cacciato la preda.
Giunti a casa mentre si sta scatenando un grosso temporale, trovano ospiti i signori Bacon, accorsi presso Adam per ripararsi dalle intemperie. Ne nasce un rapporto di amicizia, dettato soprattutto dal benessere economico di cui godono i Trask. I fratelli fanno conoscenza con la figlia, Abra, quasi una ragazza, bionda e radiosa; mentre i Bacon s’intrattengono, i ragazzi escono fuori a giocare, Aron fa colpo sulla fanciulla e le promette in dono la lepre appena uccisa, Caleb, indispettito, mentre il fratello va a confezionare il regalo, sottopone Abra a una forma di tensione psicologica, tant’è che al momento della partenza, scaglierà giù dal carro dei genitori il pacco di Aron, allorché Caleb le sussurra repentino un’offensiva volgarità.
Dopo questo incontro, Adam s’è convinto di trasferirsi a Salinas città, per dare un’istruzione adeguata ai figli. Li rassegna le sue dimissioni per andare a vivere nel quartiere cinese di San Francisco e avviare una libreria ove invecchiare serenamente.
Adam occupa l’abitazione appartenuta a Dessie Hamilton, figlia di Samuel, protagonista di una piccola tragedia famigliare, allorché stabilitasi presso il fratello Tom nella tenuta paterna, morirà d’un male inguaribile curato maldestramente dallo stesso Tom che, per il rimorso e un terribile senso d’abbandono, che già risaliva alla morte del padre, deciderà di suicidarsi.

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2 commenti
  1. ‘La nostra specie è la sola specie creativa, e ha un solo strumento creativo, la mente e lo spirito individuale dell’uomo. Niente è mai stato creato da due uomini .. La cosa preziosa giace nello spirito individuale dell’uomo’ .. verissimo, il processo abduttivo e intuitivo è qualcosa di eccezionale e ‘stra-ordinario’, che contiene in sè un elemento creativo-conoscitivo dirompente e decisivo di radicalità quasi magica e indecifrabile, per questo assolutamente unico e indivisibile .. uno spirito da convidere comunque, non dall’alto, ma dal basso verso l’alto

    • Caro “Repanse”, è di estrema attualità questo pensiero, tanto da sbilanciarmi a chiamarlo “Neo-Illuminismo”. E’ un anticipo di ribellione all’omologazione cui ci avrebbe condannato ai giorni nostri la globalizzazione, fallimento delle straordinarie caratteristiche d’ogni individuo e innegabile rovina dei così detti “sistemi economici”: è sotto gli occhi di tutti…
      La “manipolazione/sottomissione della conoscenza” è uno dei cancri più devastanti partoriti dal capitalismo.
      Ci costerà parecchio recuperare/salvare ciò che ci appartiene, ma sono convinto che potrebbe essere un dono inestimabile per le generazioni future.
      Ti ringrazio per il prezioso intervento.

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